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venerdì 25 febbraio 2011

Ci saremo anche noi in piazza il Primo Marzo.
Non solo per raccontare chi e come parteciperà alla giornata di mobilitazione in difesa degli immigrati e dei loro figli. Ma per ribadire la necessità di aprirsi alla società multietnica che da anni ormai è realtà nel nostro Paese. Per promuovere il concetto di nuova cittadinanza che riguarda tanto gli stranieri quanto gli italiani. Questo non significa sovvertire i nostri valori, ribaltare il nostro ordinamento giuridico, negare gli aspetti peculiari della nostra storia e cultura.
Tutt'altro. La conoscenza e il confronto con quanti hanno deciso di trasferirsi in Italia, con i loro figli e nipoti è un'occasione unica per arricchire e rafforzare i principi alla base del nostro sistema statuale. Per dare modo di aderire ancora di più a quanto sancito dalla Costituzione italiana e dalle Convenzioni internazionali. Questo dovrebbe rassicurarci. La storia, d'altronde, non la si ferma, così come non si arrestano i flussi migratori che comunque devono essere regolati.
La sfida di una nuova cittadinanza è per noi di grande interesse. Una cittadinanza che rispecchi la realtà di un Paese in cui 5 milioni di persone hanno origini straniere, che rispetti la loro diversità senza scardinare i nostri valori, che si scrolli di dosso l'attaccamento eccessivo al concetto - ottocentesco e superato - di nazione, e che sia in grado di prefigurare quello che sempre più accadrà: il mescolamento di culture diverse e la costruzione di un mondo davvero internazionale.
E allora ecco che questo processo non va ostacolato, ma capito e solo in parte regolamentato. Essere in piazza il Primo Marzo per noi significa chiedere una maggiore partecipazione dei cittadini stranieri alla vita pubblica e all'attività politica del nostro Paese, attraverso una più rapida acquisizione della cittadinanza per loro e per i loro figli, attraverso il diritto di voto amministrativo per gli immigrati regolari, attraverso l'impegno delle istituzioni a creare spazi e momenti di condivisione con gli italiani "di vecchia generazione".
Fondamentale anche modificare norme discriminanti legate al permesso di soggiorno, alla perdita del lavoro, alla condizione di clandestino, alla richiesta di regolarizzare la propria presenza in Italia, contenute nella Bossi-Fini e nel pacchetto sicurezza del 2009, ridurre la macchina burocratica che pesa come un macigno sulla vita degli immigrati, cambiare il meccanismo dei decreti flussi che ha dimostrato tutta la sua inadeguatezza.
Quest'anno il tema unificante del Primo Marzo è il lavoro, che davvero travalica qualsiasi origine e appartenenza culturale. Riguarda sì gli immigrati, e in modo particolarmente urgente perché sono loro le prime vittime della crisi e perché la perdita del lavoro comporta anche quella del permesso di soggiorno. Coinvolge però tutti e la mancanza di garanzie, di tutele, la disoccupazione crescente - non solo tra i giovani - la precarietà imposta e sempre più diffusa dovrebbero preoccuparci davvero e indurci a una mobilitazione comune.

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