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Primo Marzo, ritorna lo Sciopero degli stranieri

lunedì 29 novembre 2010

L'avventura del Primo Marzo è cominciata esattamente un anno fa: il 29 novembre del 2009, verso sera, creavamo questo blog e il gruppo FaceBook, che in poche settimane avrebbe raccolto migliaia di adesioni, e invitavamo tutti a domandarsi che cosa sarebbe potuto accadere in Italia se gli immigrati fossero "spariti" improvvisamente per un giorno.
L'articolo di Giuseppe Culicchia, uscito qualche settimana dopo sulla Stampa, in cui si descrivevano problemi, disagi e smarrimento di un'immaginaria giornata senza immigrati è al riguardo incredibilmente illuminante e vi invitiamo a rileggerlo.
Il Primo Marzo 2010 ovviamente gli immigrati non sono spariti, ma è stato il giorno in cui con gli autoctoni hanno espresso la volontà di opporsi al razzismo della piazza e a quello delle istituzioni, alla strumentalizzazione della paura, alla costruzione di false emergenze, alla logica del "divide et impera".
Il Primo Marzo 2010 è stato il giorno in cui la società civile ha preso l'iniziativa e l'Italia si è presentata per ciò che è: un paese multiculturale, meticcio, misto dove tra "noi" e "loro", tra vecchi e nuovi cittadini non può essere tracciata più una linea netta di demarcazione.
E'stato anche il giorno dello "sciopero degli stranieri", di quanti cioè si sentono "estranei al clima di razzismo che avvelena l'Italia del presente". Laddove le organizzazioni sindacali lo hanno reso possibile, raccogliendo un'istanza che arrivava dal basso, il lavoro è stato interrotto per qualche ora o per un giorno intero, per sottolineare in modo ancora più forte l'adesione a certi valori: l'antirazzismo, la mixité, la solidarietà, il rispetto dei diritti umani.
L'anno che è trascorso è stato segnato da momenti di consapevolezza importanti: dalla manifestazione dei braccianti indiani a Latina, allo sciopero delle rotonde in Campania, alle proteste di Brescia e di Milano contro la sanatoria truffa, alla manifestazione di Bologna Agire contro il razzismo per i diritti di tutte e tutti.
Ieri a Firenze c'è stata un'affollata assemblea convocata dalla Rete Antirazzista per decidere come andare avanti in questa stagione di rivendicazioni e lotte, rispetto alla quale noi rinnoviamo l'appoggio e la solidarietà ai migranti asserragliati sulle gru e sulle torri e a tutti i "truffati" dalla santoria del 2009.
La situazione politica italiana è quanto mai confusa e non è facile fare previsioni per i mesi a venire. Noi comunque siamo e restiamo dalla parte dei migranti e di chi lotta per costruire una società più giusta e accogliente, siamo decisi a contrastare il razzismo istituzionale utilizzando ogni mezzo legale a disposizione a partire dallo sciopero.
In questo quadro, raccogliendo le sollecitazioni che arrivano dal territorio e dai comitati locali, la rete Primo Marzo sta definendo la propria piattaforma e avvia i preparativi per la giornata del Primo Marzo 2011.
A un anno esatto di distanza apriamo una nuova pagina FaceBook (Primo Marzo 2011 - Sciopero degli stranieri) e chiediamo la partecipazione e il sostegno di tutti, attraverso la costituzione di comitati locali, l'adesione di singoli e associazioni, e sempre sotto il segno della non violenza, della mixité e della trasversalità (cfr. il manifesto programmatico del Primo Marzo).
Il nostro desiderio che il Primo Marzo 2011 sia una giornata ancora più partecipata del Primo Marzo 2010, che l'opzione sciopero generale sia rilanciata, che il respiro internazionale sia ancora più marcato e che si riesca a lasciare un segno ancora più profondo.

Lettera aperta a Maroni e Sacconi

giovedì 18 novembre 2010

LAVORO DIGNITA’ RISPETTO

Lettera aperta al Ministro Maroni e al Ministro Sacconi

Con questo appello, le organizzazioni firmatarie, chiedono al governo italiano e alle istituzioni competenti di intervenire sulla situazione di emergenza in cui vivono migliaia di migranti residenti nel nostro Paese.
Richiamano all’attenzione delle istituzioni e dell’opinione pubblica la condizione critica in cui vivono i cittadini migranti, tra i più colpiti dalle conseguenze della crisi economica, e sottolinea come la negazione dei diritti colpisce tutti e si estende man mano dai più deboli, quali i migranti, a tutti i lavoratori.
Chiediamo ai Ministri Maroni e Sacconi di aprire un tavolo di trattativa, che possa individuare soluzioni serie e strutturali contro il lavoro nero e per i diritti degli immigrati, con priorità a:
• il contrasto allo sfruttamento del lavoro nero, attraverso il recepimento della Direttiva Europea 52, l’applicazione e l’estensione dell’articolo 18 del Testo Unico anche a chi denuncia di essere stato costretto all'irregolarità del lavoro;
• un percorso di emersione strutturale che, oltre a riconoscere il permesso di soggiorno a chi è stato truffato nel corso dell'ultima sanatoria e a chi è rimasto vittima della circolare Manganelli, offra la possibilità di uscire dalla schiavitù e dallo sfruttamento a centinaia di migliaia di migranti, costretti all’irregolarità del soggiorno;
• una proroga del permesso di soggiorno per chi oggi ha perso il lavoro e fatica a reperirne uno nuovo, senza che incomba la minaccia di espulsione;
• un intervento sulla situazione di estrema difficoltà in cui versano gli sportelli Unici per l’immigrazione che, per effetto della manovra finanziaria sono costretti a licenziare 1300 operatori che sono oltre il 50% del totale degli addetti.
Il 18 novembre prossimo saremo presenti con presidi e assemblee che si svolgeranno a Roma e in molte città capoluogo con la richiesta di essere ascoltati dal Governo e dai Prefetti.

Gli immigrati e tutti i lavoratori colpiti dalla crisi, hanno bisogno di atti concreti e responsabili.

ACLI, ANTIGONE, ARCI, ASGI, CGIL, CIR, CNCA, EMMAUS ITALIA, FCEI, LIBERA, TERRA DEL FUOCO, PROGETTO DIRITTI ONLUS, SEI-UGL, MOVIMENTO PRIMO MARZO

Da Bologna grazie a tutti

lunedì 15 novembre 2010

13 novembre 2010: Bologna è di nuovo la città dei migranti.
Con lo slogan "Agire contro il razzismo per i diritti di tutte e di tutti" una grande manifestazione ha sfilato per il centro cittadino.
Oltre seimila persone provenienti da tutta l'Emilia Romagna e anche oltre hanno risposto all'appello lanciato dalla rete Primo Marzo bolognese contro il razzismo istituzionale e contro ogni forma di razzismo. Il grande successo della manifestazione è stato quello di consegnare ancora una volta, dopo il 1 marzo, la parola ai migranti, i veri protagonisti della giornata. Il segnale più importante contro quelle leggi che rendono sempre più ricattabile e sfruttabili i migranti sia sul lavoro che nella quotidianità. Sabato i migranti hanno dimostrato ancora una volta che non cedono a questo ricatto, dando un grande senso di forza a tutto il movimento. Con loro anche tantissimi italiani che hanno capito che l'attacco ai diritti dei migranti e la criminalizzazione degli irregolari migranti mette in pericolo i diritti di tutti, perché indica dei nemici verso il basso, mentre dal lavoro alla scuola la cittadinanza di tutti è svuotata.
Sabato migliaia di persone hanno rivoluto al governo e a tutte le forze politiche e sindacali delle rivendicazioni precise: la regolarizzazione di tutti i migranti che hanno fatto domanda per la sanatoria truffa del 2009; - il mantenimento del permesso di soggiorno per i migranti colpiti dalla crisi - una regolarizzazione slegata dal lavoro e dal salario; - la cancellazione del contratto di soggiorno per lavoro; - l'eliminazione dei CIE. Durante la manifestazione, un collegamento in diretta è stato fatto con la lotta di Brescia e di Milano. La manifestazione ha dato un sostegno totale ai migranti sulla gru e sulla torre. Sostiene le loro rivendicazioni a partire dalla regolarizzazione e dalla liberazione dei fermati e dei migranti rinchiusi nei CIE dopo la violenta repressione messa in atto dalla polizia a Brescia nelle scorse settimane.
Ringraziamo tutti quelli che hanno manifestato, credendo nella possibilità di un'Italia non razzista e multietnica. Crediamo poi che tutti, a partire dalle organizzazioni, ai partiti e ai sindacati che hanno condiviso i contenuti della manifestazione, debbano dare un segnale forte e intervenire in tutte le sedi possibili, affinché si risolva senza conseguenze per coloro che l'hanno portata avanti la difficile lotta dei migranti che dal 30 ottobre sono sulla gru di Brescia.
Su queste basi continuerà il nostro percorso.

Agire contro il razzismo, testimonianze da Bologna

domenica 14 novembre 2010

13 novembre 2010. Bologna
CrossingTV ha raccolto le testimonianze di alcuni partecipanti alla grande manifestazione regionale contro il razzismo, per rivendicare i diritti fondamentali dei cittadini immigrati e dei loro figli e in solidarietà ai lavoratori sulla gru a Brescia.
Il corteo, che è stato organizzato dal Comitato Primo Marzo, ha visto sfilare più di 6000 persone per le vie bolognesi.

interviste di Yasas Navaratne
riprese di Cristina Donno
montaggio di Silvia Storelli
ringraziamo tutti gli intervistati

http://www.crossingtv.it/video/generazioninazione/episodio-183-agire-contro-il-razzismo?ref=nf

Assemblea pubblica sulla "Sanatoria Truffa" a Trieste

Comunicato Stampa


RILANCIAMO LA LOTTA CONTRO LA SANATORIA-TRUFFA

E PER I DIRITTI


Grazie alla determinata lotta degli immigrati di Brescia e Milano e a tutti i solidali che si stanno mobilitando in tante altre città, la questione della “sanatoria-truffa” è tornata alla ribalta. In tutta Italia sono migliaia le persone cadute in questa trappola micidiale, colpevoli solo di aver cercato di uscire dalla clandestinità. La posta in gioco non è solo il rilascio dei permessi di soggiorno, ma si inserisce in più ampio contesto di lotte per la conquista dei diritti negati e della dignità.

Dignità e diritti non hanno passaporto né cittadinanza, ed è per questo che la lotta viene condivisa da italiani e stranieri, da regolari e irregolari. Di fronte alla continua erosione dei diritti diventiamo tutti clandestini.

Nell’esprimere la nostra totale solidarietà agli immigrati e antirazzisti in lotta, vittime a Brescia anche della violenza poliziesca, vogliamo ribadire che la questione è tutta politica e che non può essere risolta con qualche concessione caritatevole, magari solo a chi sta sulle gru o sulle torri, ma deve riguardare tutti e tutte.

Anche nella nostra città ci mobiliteremo nelle prossime settimane per far riemergere la questione nei tempi e nei modi che riterremo più utili ed efficaci, per tornare a chiedere a gran voce:

- che vengano conclusi tutti i procedimenti di regolarizzazione ancora aperti, con rilascio del permesso di soggiorno per lavoro o per attesa occupazione;

- che venga estesa immediatamente a tutti gli ambiti lavorativi la possibilità per gli stranieri presenti in Italia e occupati al lavoro irregolarmente di regolarizzare la propria posizione;

- che venga ritirata la circolare del Ministero dell’interno del 17 marzo 2010 che prescrive alle questure di negare la regolarizzazione per coloro che siano stati condannati per inottemperanza all’ordine di espulsione;

- che la possibilità di regolarizzazione non sia preclusa a coloro che hanno ricevuto un precedente decreto di espulsione in area Schengen


Comitato Primo Marzo di Trieste

primomarzo2010trieste@gmail.com

Altre immagini da Bologna...

per gentile concessione di Nosheen del Comitato Primo Marzo di Carpi.








A Bologna, contro il razzismo, per i diritti di tutte e tutti






















La manifestazione di Bologna, la prima di respiro extralocale che il movimento Primo Marzo abbia organizzato dal Primo Marzo scorso, è stata un successo: più di 5000 persone provenienti in prevalenza dall'Emilia, ma anche da altre regioni italiane, hanno sfilato pacificamente, riempiendo la città di colori, di suoni e soprattutto di idee e di pensieri.
Le fotografie che pubblichiamo sono opera di Chiara Tolomelli.

Proteste dei lavoratori stranieri: Primo Marzo è con ASGI

giovedì 11 novembre 2010

ASGI - Associazione per gli Studi Giuridici sull'Immigrazione
Comunicato Stampa sulla protesta dei lavoratori stranieri in attesa di regolarizzazione

Di fronte al diffondersi in Italia di azioni di protesta di lavoratori stranieri che manifestano il loro umano disagio per l’intollerabile attesa di molti mesi per il rilascio del permesso di soggiorno o per la definizione della istanza di regolarizzazione presentata nel 2009, a causa di impedimenti rilevati dalle Questure per la presenza di datori di lavoro infedeli o truffatori o sfruttatori o di precedenti procedimenti penali derivanti dal mancato rispetto dell’ordine del questore di lasciare il territorio nazionale, l’ASGI:

1) condivide le ragioni della protesta

2) ricorda l’importanza di rispettare la vita e la sicurezza di tutti e l’esigenza che le forze di polizia e i manifestanti evitino in tutti i modi azioni violente o autolesioniste che possano mettere in pericolo l’incolumità o la vita di chiunque;

3) ricorda agli uffici centrali e periferici del Ministero dell’Interno che agli stranieri per i quali sia stata presentata domanda di regolarizzazione e che siano rimasti vittime di truffe o di datori di lavoro che si rifiutano di perfezionare la regolarizzazione, sfruttando nel frattempo il loro lavoro irregolare, o che siano rimasti vittima di grave sfruttamento lavorativo, può essere rilasciato un permesso di soggiorno per motivi di protezione sociale in base all’art. 18 del testo unico delle leggi sull’immigrazione d.lgs. n. 286/1998 e in sintonia con la circolare del Ministero dell'interno 3 agosto 2007 che espressamente consente il rilascio di quel titolo a coloro che siano vittime di sfruttamento lavorativo in condizioni irregolari;

4) ricorda al Governo che la regolarizzazione del 2009 è stata consentita solo per alcune categorie di lavoratori stranieri (le cd. badanti) e dunque discriminando tutti gli altri pur notoriamente presenti irregolarmente sul territorio italiano;

5) ricorda al Governo e al Parlamento che la principale causa della irregolarità degli stranieri (cd. clandestinità) è provocata dalle stesse leggi dello Stato, che escludono qualsiasi possibilità di ingresso regolare per cercare lavoro, così come dalle lunghissime e burocratiche procedure amministrative che possono essere intraprese se il Governo decida di emanare il decreto flussi;

6) ricorda al Governo che dal 2008 non ha più voluto emanare il decreto flussi per lavoro subordinato, così incentivando la massa di lavoratori stranieri impiegati in nero, nel contempo incentivando anche l’evasione fiscale e previdenziale da parte dei datori di lavoro;

7) ricorda al Governo che questa miope politica dell’immigrazione crea solo gravissimi danni al Paese e alle persone che vi lavorano onestamente, ed impedisce che vi sia integrazione tra la popolazione straniera e quella italiana;

8) fa presente che le situazioni di tensione si moltiplicano anche perché i tempi e i modi per il rilascio dei permessi di soggiorno sono troppo lunghi, ben oltre il termine massimo di 20 giorni prescritto dall’art. 5 del testo unico delle leggi sull’immigrazione emanato con d.lgs. n. 286, norma che il Ministero dovrebbe al più presto implementare su tutto il territorio con adeguate misure organizzative, strutturali e finanziarie, per assicurare che quel misto di insicurezza pubblica, di proteste e di insipienza si trasformi in un pericolo non soltanto per la sicurezza degli stranieri, ma anche per la sicurezza di tutta la collettività nazionale.

9) osserva che il governo dell’immigrazione non può essere affidato a leggi inutilmente restrittive e a successive regolarizzazioni, ma occorre l’approvazione di riforme legislative che prevedano una disciplina lungimirante degli ingressi, dei soggiorno, dell’accesso al lavoro, e rispettosa delle norme costituzionali, internazionali e comunitarie, perché altrimenti situazioni come quelle odierne sono destinate a ripetersi senza dare alcuna sicurezza alla collettività.

CHIEDE

a. che vengano conclusi tutti i procedimenti di regolarizzazione ancora aperti, con rilascio del permesso di soggiorno per lavoro o per attesa occupazione;

b. venga estesa immediatamente a tutti gli ambiti lavorativi la possibilità per gli stranieri presenti in Italia e occupati al lavoro irregolarmente di regolarizzare la propria posizione;

c. venga ritirata la circolare del Ministero dell’interno del 17 marzo 2010 che prescrive alle questure di negare la regolarizzazione per coloro che siano stati condannati per inottemperanza all’ordine di espulsione;

d. venga superata la preclusione della cd. inammissibilità Schengen per le regolarizzazioni.

ASGI – Associazione per gli studi giuridici sull’Immigrazione

9 novembre 2010

Brescia Milano Bologna: agire contro il razzismo!

lunedì 8 novembre 2010

SOLIDARIETA' AI MIGRANTI E AGLI ITALIANI CHE A BRESCIA STANNO COMBATTENDO CONTRO IL RAZZISMO E LE DISCRIMINAZIONI.
LA LOTTA CONTRO IL RAZZISMO E' LOTTA PER I DIRITTI DI TUTTE E DI TUTTI

A partire dalle sei del mattino dell'8 novembre, con un'operazione di polizia sconsiderata e oltre modo violenta, il presidio permanente sotto la gru di Brescia è stato sgomberato e decine di attivisti, migranti e italiani, sono stati arrestati. L'intera zona è in stato d'assedio, sono vietati gli assembramenti di più di cinque persone anche alle fermate dell'autobus. Ma l'obiettivo di isolare i migranti sulla gru non è stata raggiunto: sotto la gru, con loro e per loro continuano a esserci decine e decine di persone!
Di fronte a questa situazione d'emergenza, il movimento Primo Marzo invita tutti a manifestare la propria solidarietà. In particolare, lo fa a partire dall'Emilia Romagna e da Bologna, dove da mesi siamo impegnati nell'organizzazione della prima manifestazione regionale contro il razzismo e per i diritti di tutte e tutti.
Le nostre parole d'ordine sono le stesse di Brescia, per questo rilanciamo la partecipazione alla manifestazione di sabato 13 novembre e invitiamo alla mobilitazione
A Bologna con Brescia e con Milano, italiani e immigrati ancora una volta insieme, per la libertà e i diritti dei migranti, per la liberazione immediata di tutti i fermati!

Coordinamento Nazionale Primo Marzo
Comitato Primo Marzo Bologna

Brescia-Bologna, è la stessa lotta

giovedì 4 novembre 2010

Riceviamo (da Presidio migranti sopra e sotto la gru – via S. Faustino, Brescia e Associazione Diritti per tutti - Brescia) e pubblichiamo.

«Siamo saliti sulla gru per i nostri diritti, per non essere continuamente sfruttati, per uscire dalla clandestinità. Non vogliamo più essere invisibili, merce di scambio di padroni senza scrupoli. Abbiamo preso la parola e facciamo la nostra parte da protagonisti. Dobbiamo costruire occasioni di incontro, percorsi comuni che ci diano speranza. Sperimentare lotte che spiazzino il razzismo delle istituzioni mettendo al centro la precarietà che viviamo sui luoghi di lavoro e nella società.
Battersi contro le sanatorie truffa, il pacchetto sicurezza, il permesso a punti e chiedere che il permesso di soggiorno non sia più legato a un contratto di lavoro sono gli obiettivi che ci accomunano.
Per questo invitiamo tutti i migranti e gli antirazzisti a partecipare alla manifestazione di Brescia di sabato 6 novembre.
Per questo saremo il 13 novembre alla manifestazione di Bologna insieme ai fratelli che scenderanno in piazza.
Basta truffa! Basta pagare! Abbiamo la forza? Sì».

Il Coordinamento Nazionale Primo Marzo è solidale con la protesta dei migranti di Brescia e invita tutti i comitati territoriali a organizzarsi e a partecipare alla manifestazione di sabato 6 novembre.

13/11 contro il razzismo, per i diritti di tutti

SABATO 13 NOVEMBRE: PRIMA MANIFESTAZIONE REGIONALE DEI/CON I MIGRANTI CONTRO IL RAZZISMO E LA BOSSI-FINI. UN’OCCASIONE DA NON PERDERE
Il 1° marzo in decine di città italiane centinaia di migranti hanno scioperato contro la legge Bossi-Fini, con loro hanno manifestato migliaia di persone. A Bologna diverse aziende hanno proclamato scioperi che hanno visto insieme migranti e italiani. Una manifestazione grande oltre ogni previsione ha attraversato il centro cittadino, mostrando come la lotta dei migranti sia stata capace coinvolgere tutti, in un percorso per la fine dei ricatti e l’estensione dei diritti, proprio a partire da quelle lavoratrici e quei lavoratori su cui pende il ricatto più grande: quello del razzismo, della clandestinità, della detenzione amministrativa nei CIE e dell’espulsione.
Nella crisi economica, i migranti sono doppiamente colpiti: oltre alla perdita del lavoro e della casa, sono sottoposti al rischio di perdita del permesso di soggiorno. La clandestinità viene usata per ricattare e far credere che chi è colpito dalla crisi sia un nemico da espellere. Ma i dati dicono che il contributo dei migranti al PIL di questo paese cresce continuamente, e che i contributi versati da lavoratrici e lavoratori migranti superano di gran lunga i servizi di cui usufruiscono.
Dopo la grande manifestazione nazionale promossa dalla FIOM a Roma, in cui stata rilanciata la lotta per l’estensione dei diritti e la campagna per uno sciopero generale in Italia, su queste cose non si può più tacere.
A Bologna il 13 novembre l’intera regione scenderà in piazza contro la legge Bossi-Fini, per dire che nella crisi rifiutiamo la contrapposizione tra migranti e italiani, per dire che il razzismo è uno strumento usato per far pagare ancora una volta a tutte le lavoratrici e ai lavoratori il prezzo della crisi. L’attacco del razzismo istituzionale contro i migranti è stato ed è uno strumento per attaccare i diritti di tutte e di tutti. Per questo la lotta dei migranti e contro la Bossi-Fini riguarda tutte e tutti e il 13 ottobre migranti e italiani manifesteranno insieme.
L’appello, lanciato questa estate dopo un’assemblea regionale, ha già raccolto decine di adesioni da tutta la regione: coordinamenti, associazioni, reti, sindacati hanno aderito e si stanno mobilitando per la riuscita della giornata. Numerose anche le adesioni da fuori regione. In allegato la lista aggiornata ad oggi, volantino e manifesto dell’iniziativa.
Il concentramento è fissato sabato 13 novembre alle 14.30, in piazza XX settembre a Bologna.
La stampa è convocata per una conferenza stampa di presentazione della manifestazione, delle adesioni e del percorso del corteo il giorno martedì 9 novembre alle ore 12 in piazza Roosevelt, di fronte alla Prefettura.

Comitato Primo Marzo Bologna

Lista delle adesioni (aggiornata al 4 novembre 2010)
Comitato Primo Marzo 2010 Bologna
Coordinamento Migranti Bologna e provincia
Centro Sociale TPO Bologna
Associazione Ya Basta! Bologna
Associazione Sokos -Bologna
Coordinamento Migranti Castel Maggiore (BO)
Associazione della Sinistra – Bologna
Gruppo Prometeo (Studenti di Medicina dell'Università di Bologna).
Bartleby – Spazio Autogestito – Bologna.
Comitato NoPacchettosicurezza Reggio Emilia -Reggio Emilia
Cominciamo Insieme, associazione marocchina di Casalecchio di Reno - Bologna
Associazione Hilal sportiva e culturale marocchina di Baricella (BO)
Associazione albanese Skandenberg
Associazione senegalese Chek Anta Diop
Associazione delle famiglie senegalesi
PresseAfrique
Associazione Sopra i Ponti (BO)
Comunità Pakistana Bologna
Scuola dI Italiano con migranti XM24 - Bologna
Lab.Aq16 Reggio Emilia
Associazione Città Migrante
Associazione Rumori Sinistri - Rimini
Riminesi globali contro il razzismo Rimini
Associazione interculturale DAWA - Modena
Associazione Africa Libera - Carpi
Associazione Tanzaniani in Italia – Castelfranco Emilia
Diaspora africana centre - Modena
Associazione Donne migranti per la Pace - Modena
Movimento Federalista Europeo – Bologna
Movimento Federalista Europeo – Emilia Romagna
Casa Cantoniera Autogestita - Parma
Associazione Perchèno? - Parma
Partito Comunista dei Lavoratori – Bologna
Associazione culturale InMovimento
Consulta distrettuale dei migranti del distretto pianura est
Associazione assistenti sociali senza frontiere (ASSF),
Partito della Rifondazione Comunista di Bologna
Bologna Magazine
IDV ( Italia dei Valori) - Bologna e provincia
Unione delle Associazioni del Marocco in Emilia Romagna
Fabbrica di Nichi – Bologna
IO-CI-METTO-LA-FACCIA-E-TU-CENTOMILA-FACCE-DA-ANTIRAZZISTA
Sinistra Ecologia Libertà Modena
Sinistra Ecologia Libertà Casalecchio di Reno
Sinistra Critica Bologna
Popolo viola Bologna
Associazione Dounya - Carpi
Nodo Sociale Antifascista – Bologna
FIOM Emilia Romagna
FIOM CGIL Modena
FIOM – Bologna
FIOM CGIL – Ferrara
FIOM – Reggio Emilia
FIOM – CGIL – Forlì
FIOM - Parma
Coordinamento Migranti FIOM Parma
USI - AIT
Albania News
Cestas – Bologna
Amicizia Fra i Popoli - Palermo
Associazione. LIVELLO 57
CrossingTV
Associazione CrossLAB
Spazio Sociale XM24
Spazio Sociale Studentesco
Associazione Mondo
COSPE (Cooperazione per lo Sviluppo dei Paesi Emergenti)
Emergency – gruppo di Reggio Emilia
Associazione Culturale "Carlo Giuliani" di San Lazzaro
Ya Basta! – Reggio Emilia
"Primo Moroni" delle Nuova Casa del Popolo di Ponticelli
Gruppo Bologna Prende Casa
Coordinamento Migranti Basso Mantovano
USI – AIT
Unione Sindacale di Base - Bologna
Unione Territoriale PD Imola
Comitato Primo Marzo 2010 Nazionale – Una giornata senza di noi
Comitato Primo marzo 2010 Imola
Comitato primo marzo 2010 Modena
Comitato primo marzo 2010 Nonantola
Comitato primo marzo 2010 Carpi a Bassa Modenesi
Comitato Primo marzo 2010 Firenze
Comitato primo marzo 2010 Pordenone
Comitato Primo marzo 2010 Milano
Comitato Primo marzo 2010 Bolzano
Comitato Primo marzo 2010 Pavia
Comitato Primo marzo 2010 Milano
Comitato Primo marzo 2010 Cagliari
Comitato Primo marzo 2010 Bolzano
Comitato Primo marzo 2010 Roma
Comitato primo marzo 2010 Varese
Comitato primo marzo 2010 Mantova

13/11, a Bologna contro l'apartheid nel nome dell'Europa.

giovedì 28 ottobre 2010

La legge Bossi-Fini, il pacchetto sicurezza, la crisi: questi sono i nemici dei migranti. Come tutti, anche i migranti perdono il lavoro, sono in cassa integrazione, rischiano ogni giorno di ritrovarsi senza casa perché non riescono a pagare l’affitto. I migranti, però, rischiano ogni giorno di perdere il permesso di soggiorno. Chi vuole regolarizzarsi rischia di passare attraverso truffe legalizzate come le sanatorie e i decreti flussi.
Il permesso a punti che entrerà in vigore non farà che peggiorare ulteriormente questa situazione. L’allungamento dei tempi di detenzione nei CIE trasforma ancora di più questi luoghi in carceri speciali, dove tenere i migranti secondo le esigenze politiche ed economiche del momento, privandoli della libertà e di ogni diritto. Nel frattempo continuano i respingimenti illegali e la complicità del governo italiano con la Libia, dove sono totalmente negati i diritti dei rifugiati e dei richiedenti asilo.
Sappiamo che tutto questo non ha lo scopo di allontanare i migranti, ma di produrre clandestinità e persone sempre più ricattabili e sfruttabili sul lavoro e in ogni ambito della vita sociale. Una moderna apartheid, nel nome dell’Europa, coinvolge persone che da anni in gran parte vivono, lavorano e pagano le tasse in Italia. La Bossi-Fini e il pacchetto sicurezza funzionano anche in Emilia Romagna, che si vanta di essere terra d’accoglienza. Lo dimostrano le migliaia di truffe legate alla sanatoria, l’enorme numero di migranti colpiti dalla crisi che rischiano di diventare clandestini, la presenza di due CIE e il tentativo in diversi comuni di discriminare nell’accesso agli asili i figli dei migranti irregolari. Migliaia di migranti devono quotidianamente fare i conti con le lungaggini delle questure, aspettando mesi per semplici aggiornamenti dei loro documenti. Nel frattempo sono in trappola: non possono né muoversi né cercare lavoro, mentre anche l’accesso ai servizi essenziali è in pericolo. Non esiste vera accoglienza e non c’è antirazzismo se la vita dei migranti è criminalizzata ed è costantemente sotto ricatto.
Occorre capire che l’attacco ai diritti dei migranti e la criminalizzazione degli irregolari colpisce tutti: indica dei nemici, mentre la cittadinanza di tutti è colpita e svuotata. Questo lo vediamo nell’attacco ai diritti dei lavoratori, nella precarietà diffusa e nelle limitazioni imposte a tutti dal pacchetto sicurezza. Non c’è altro tempo da perdere: bisogna opporsi al razzismo istituzionale e al meccanismo che lo alimenta. Lo sciopero del 1 marzo ha dimostrato che la lotta per i diritti dei migranti è una lotta generale, capace di parlare a tutti, perché il ricatto che subiscono i migranti è uno strumento per attaccare i diritti di tutti. Il protagonismo dei migranti dimostra che nonostante i ricatti è possibile far sentire la propria voce. La presenza di tanti e tante in piazza con loro mostra che è possibile rifiutare questa logica e non essere complici.
Vogliamo rilanciare la lotta dei migranti e con i migranti contro questo stato di cose. Di fronte alla crisi e ai problemi che quotidianamente vivono i migranti facciamo appello a tutte le associazioni, i singoli, le realtà sindacali e politiche per unirsi in questo percorso verso una grande manifestazione regionale dei migranti e con i migranti in novembre. Verso questa mobilitazione riteniamo importante e sosteniamo la manifestazione indetta dalla Fiom per il 16 ottobre a Roma, affinché la presenza in piazza di migliaia di lavoratori e lavoratrici italiani e migranti diventi momento di convergenza di tutti quei percorsi di lotta contro la precarietà e la precarizzazione delle vite che di fronte ai molteplici effetti della crisi ritengono ancor più necessario affermare con forza un altro modello di società, che includa anziché emarginare, che accolga anziché respingere.
Diciamo NO alla legge Bossi-Fini, al contratto di soggiorno per lavoro, al pacchetto sicurezza e al permesso a punti. Vogliamo che sia cancellato il reato di clandestinità; che ai migranti colpiti dalla crisi venga rinnovato il permesso di soggiorno, anche in assenza di un contratto di lavoro; una regolarizzazione slegata dal lavoro e dal reddito dei migranti irregolari.
Ci impegniamo inoltre sin da ora ad allargare la mobilitazione ad altre regioni a partire dalle realtà presenti il 12 giugno nell’assemblea promossa dal gruppo 1 marzo.

Hanno aderito alla manifestazione:
Comitato Primo Marzo 2010 Bologna
Coordinamento Migranti Bologna e provincia
Centro Sociale TPO Bologna
Associazione Ya Basta! Bologna
Associazione Sokos -Bologna
Coordinamento Migranti Castel Maggiore (BO)
Associazione della Sinistra – Bologna
Gruppo Prometeo (Studenti di Medicina dell'Università di Bologna).
Comitato NoPacchettosicurezza Reggio Emilia -Reggio Emilia
Cominciamo Insieme, associazione marocchina di Casalecchio di Reno - Bologna
Associazione Hilal sportiva e culturale marocchina di Baricella (BO)
Associazione albanese Skandenberg
Associazione senegalese Chek Anta Diop
Associazione delle famiglie senegalesi
PresseAfrique
Associazione Sopra i Ponti (BO)
Comunità Pakistana Bologna
Scuola dI Italiano con migranti XM24 - Bologna
Lab.Aq16 Reggio Emilia
Associazione Città Migrante
Associazione Rumori Sinistri - Rimini
Riminesi globali contro il razzismo Rimini
Associazione interculturale DAWA - Modena
Associazione Africa Libera - Carpi
Associazione Tanzaniani in Italia – Castelfranco Emilia
Diaspora africana centre - Modena
Associazione Donne migranti per la Pace - Modena
Movimento Federalista Europeo – Bologna
Movimento Federalista Europeo – Emilia Romagna
Casa Cantoniera Autogestita - Parma
Associazione Perchèno? - Parma
Partito Comunista dei Lavoratori – Bologna
Associazione culturale InMovimento
Consulta distrettuale dei migranti del distretto pianura est
Associazione assistenti sociali senza frontiere (ASSF),
Partito della Rifondazione Comunista di Bologna
Bologna Magazine
IDV ( Italia dei Valori) - Bologna e provincia
Unione delle Associazioni del Marocco in Emilia Romagna
Fabbrica di Nichi – Bologna
IO-CI-METTO-LA-FACCIA-E-TU-CENTOMILA-FACCE-DA-ANTIRAZZISTA
Sinistra Ecologia Libertà Modena
Sinistra Ecologia Libertà Casalecchio
Popolo viola Bologna
Associazione Dounya
Nodo Sociale Antifascista – Bologna
Fiom CGIL Modena
Fiom – Bologna
Albania News
associazione. LIVELLO 57
CrossingTV
Associazione CrossLAB
Spazio Sociale XM24
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Verso 1° Marzo 2011, sulle ali di un racconto

venerdì 22 ottobre 2010

Lo scorso anno, grazie a un tam tam partito da FaceBook, siamo riusciti a colorare l’Italia di giallo e a fare scendere in piazza oltre 300mila persone per dire NO al razzismo e alle politiche di esclusione, SI a un’Italia multiculturale e arcobaleno.
Autoctoni, immigrati, seconde generazioni: abbiamo scelto di lavorare e manifestare insieme per superare la contrapposizione tra italiani e stranieri, tra “noi” e “loro”: questo schema rigido che fa il gioco di chi punta a dividere e separare per calpestare più facilmente i diritti. E la mixité, d’altra parte, è stato uno dei nostri principali punti di forza.
Nell’anno che verrà vogliamo fare ancora di più e ancora meglio! E pensando al 1° marzo 2011 (che non è così lontano), in collaborazione con la casa editrice Compagnia delle Lettere, nata dall’esperienza Mangrovie e con una forte vocazione alla letteratura migrante, invitiamo scrittori e giornalisti, professionisti o dilettanti, italiani e stranieri a inviarci dei brevi testi sul concetto di mixité e sulla necessità di andare oltre le parole che dividono per trovarne altre, nuove, che uniscano.

Questi testi saranno selezionati e raccolti in un volume che vedrà la luce alla vigilia del 1° marzo 2011.
Istruzioni: i testi dovranno essere spediti in formato digitale a redazione@compagniadellelettere.it / primomarzo2011@gmail.com entro il 31/12 2010; dovranno essere lunghi al massimo 10 cartelle; ogni autore deve allegare una breve bio e un recapito email e telefonico. Il testo si intende ceduto a titolo gratuito e solo per questa pubblicazione, i diritti rimangono dell’autore.
Il ricavato dei diritti d’autore andrà a finanziare il lavoro del comitato Primo Marzo.

La mixité è un principio non negoziabile

mercoledì 20 ottobre 2010

Il coordinamento nazionale Primo Marzo insieme con il comitato Primo Marzo di Milano saluta con curiosità il Consiglio Comunale sull'Immigrazione promosso a Milano dall'associazione Primo Marzo Migranti,augurandosi che iniziative come queste possano servire a tenere viva l'attenzione sul tema della difesa dei diritti dei migranti e, quindi, su quello della difesa dei diritti tout court.

Ritiene altresì opportuno precisare che l'associazione Primo Marzo Migranti, nata da pochi mesi e, come si evince dal nome, "riservata" ai migranti, è una realtà diversa e distinta da Primo Marzo - Una giornata senza di noi che ha lanciato e promosso la grande manifestazione che lo scorso 1° marzo colorando di giallo l'Italia.

Primo Marzo - Una giornata senza di noi ha riunito sin dall'inizio e intenzionalmente italiani e stranieri, vecchi e nuovi cittadini nella convinzione che la battaglia per i diritti e contro le politiche di esclusione debba essere portata avanti insieme e che il superamento della contrapposizione tra "noi" e "loro" sia il primo passaggio fondamentale in questa direzione.
La mixité è stata il principale punto di forza del Primo Marzo e rappresenta un principio non negoziabile.

Alcun membri di Primo Marzo Migranti hanno contribuito alla realizzazione della manifestazione dello scorso 1° marzo, scegliendo di intraprendere successivamente un cammino diverso e creare una nuova associazione di immigrati. A loro e alle altre persone che si sono viavia unite vanno i nostri auguri sinceri e un grande in bocca al lupo.

Coordinamento nazionale Primo Marzo
Comitato Primo Marzo Milano

Primo Marzo e Carta mondiale dei Diritti dei Migranti

martedì 19 ottobre 2010

Fonte: Misna, 19 ottobre 2010

A pochi mesi dall’approvazione e dalla presentazione ufficiale (previsti a febbraio 2011 a Gorée, in Senegal, durante il Forum Sociale Mondiale), la carta Mondiale dei Migranti fa tappa per la prima volta in Italia. I promotori hanno incontrato a Milano vari esponenti del mondo migrante e avviato una sinergia con l’associazione 'Primo Marzo'. "La carta Mondiale dei Migranti è stata scritta collettivamente da migranti di tutto il mondo, con l’obiettivo di affermare il diritto degli esseri umani a muoversi liberamente per il Pianeta e a scegliere dove fermarsi", ha spiegato alla Misna il coordinatore Jelloul Ben Hamida. "Si tratta di un processo che ha richiesto più di quattro anni di lavoro e ha coinvolto oltre cinquemila persone di tutti continenti. E’ una carta di principi e non rivendicativa, diversa dalle convenzioni internazionali che già esistono in materia perché costruita dal basso, dai migranti, a partire dall’intuizione di un gruppo di 'sans papiers', a Marsiglia, nel 2006. Abbiamo scelto Gorée perchè qui si trova la Maison des Esclaves, dove venivano 'stoccati' i prigionieri neri in partenza per le Americhe: è un luogo fortemente simbolico, in cui l’umanità è stata come confiscata e a cui deve essere restituita. Ed è proprio a durante il Forum Sociale Mondiale che intendiamo presentare il documento". La Carta, formata attualmente da 14 articoli, è ancora in fase di lavorazione. Durante l’incontro milanese, da parte dell’ associazione 'Primo Marzo', è stata avanzata la proposta di far precedere l’intero testo da una premessa in cui si sottolinea che tutti gli esseri umani sono potenziali migranti.

Dal Primo Marzo alle rotonde campane: una lotta di tutti

lunedì 11 ottobre 2010

di Stefania Ragusa (Coordinamento nazionale Primo Marzo)

Gli immigrati vengono qui a fare lavori che gli italiani non vogliono più fare, ma sempre più spesso anche a difendere diritti che agli italiani non interessa più difendere o di cui non capiscono più l’importanza: come quello ad avere una vita dignitosa e un lavoro pagato in modo equo, come quello a non subire la prepotenza delle mafie. Lo sciopero delle rotonde dell'8 ottobre e la manifestazione a Caserta, il giorno dopo, lo hanno mostrato in modo chiaro.
Le rotonde sono quelle di Casal di Principe, Scampìa, Castelvolturno, Pianura, Giugliano... Terre di nessuno dove alle cinque del mattino l’offerta di manodopera straniera a bassissimo costo si incrocia con la domanda dei caporali. Ieri sono state “occupate” da circa duemila lavoratori (regolari e irregolari, quasi tutti africani) che hanno rotto gli indugi e messo al collo eloquenti cartelli: «oggi io non lavoro per meno di 50 euro». La protesta, organizzata dal movimento migranti e rifugiati di Caserta, con le associazioni antirazziste campane, è stata accolta con sufficienza dai caporali ma in realtà segna un passaggio importantissimo. Ha suscitato curiosità tra la gente e solidarietà tra gli autoctoni. Qualcuno ha cominciato a capire: i ragazzi con i cartelli al collo (che hanno rischiato tanto, soprattutto quelli senza documenti) non si stavano battendo solo per se stessi. Razzismo e clandestinità rappresentano l’humus dove meglio attecchisce la mala pianta del lavoro nero, che serve ad abbassare sempre più il costo del lavoro e azzerare la conflittualità sindacale. Le politiche razziste, le leggi che fingono di contrastare la clandestinità ma in realtà la favoriscono (vedi la Bossi-Fini) non sono frutto dell’ignoranza ma funzionali alla costruzione di un nuovo modello sociale. Un modello che non prevede welfare e pari opportunità, riconoscimento dei diritti e vincoli di solidarietà, ma si basa sulla competizione e l’individualismo sfrenato e che purtroppo non è lì da venire: 16 anni di berlusconismo gli hanno già aperto la strada. Gli immigrati sono stati e continuano a essere il “luogo” in cui le politiche repressive vengono sperimentate prima di essere applicate ad altri segmenti della società, a partire dai più vulnerabili. Per questo, e non solo per ragioni etiche o di umana solidarietà, la loro ribellione riguarda tutti. Lo stesso vale per le loro richieste di equità, come quelle presentate a Caserta: la cittadinanza basata sullo ius solis e il diritto di voto amministrativo, una nuova sanatoria aperta a tutti i lavoratori, il rispetto dei diritti dei richiedenti asilo, l’estensione dell’articolo 18, il rifiuto di costruire un Cie in Campania. Una democrazia che ignori a priori le richieste di una parte significativa della sua popolazione o somministri in modo discrezionale i diritti universali è implicitamente zoppa. Lo sciopero delle rotonde come già la Giornata senza di noi dello scorso primo marzo hanno visto italiani e stranieri vicini e consapevoli della necessità di combattere insieme. Questa vicinanza, questa consapevolezza sono la premessa per cominciare a erodere le ingiustizie del presente.

*pubblicato su Ucuntu del 10/10/2010

In Coda (trailer)


Il resto qui.

Castelvolturno a due anni dalla strage, un sindaco razzista e la necessità di reagire

giovedì 30 settembre 2010

Il 18 settembre del 2008, un commando guidato dal boss Giuseppe Setola massacrò a Castelvolturno sei immigrati che si trovavano vicino alla sartoria ObOb Exotic Fashion. Il 18 settembre di due anni dopo, il sindaco di Castelvolturno, Antonio Scalzone, non solo rifiuta di partecipare alla cerimonia di commemorazione per quelle vittime incolpevoli ma accusa la chiesa e le associazioni di volontariato di attirare prostitute, spacciatori e criminali di ogni risma in questo ridente paesino affacciato sulla Domiziana e di far soldi sulla pelle dei migranti.
In relazione a questa uscita, che non meriterebbe nemmeno un commento se non provenisse da un primo cittadino, i missionari comboniani di Castelvolturno hanno lanciato un appello che il Primo Marzo rilancia e raccoglie. Vi preghiamo di leggere questo testo con attenzione e di inondare di fax di protesta l'ufficio di Scalzone.

«Carissimi
certamente saprete che il sindaco di Castelvolturno non ama le associazioni che si interessano degli immigrati. Ogni giorno ne spara sempre una. Vi invito a leggere ciò che ha scritto il presidente dell'associazione Jerry Masslo a proposito di dichiarazioni pubblicate su Repubblica ed. Campania il 19/9
"cari masslini, ancora una volta il Sindaco di Castel Volturno ha perso una bella occasione per stare zitto, ma ora ha aggiunto elementi di vera offesa di tipo personale nei confronti di tutti i soci e volontari della Masslo, acusandoci di Lucrare sugli immigrati , di guadagnarci non so bene cosa, e che addirittura sarebbe opportuno un controllo della guardia di finanza. Sono le dichiarazioni che possono leggersi su Repubblica di oggi ( pag.II della parte ragionale). Domani provvederò a presentare una denuncia per calunnia , ma è necessario organizzare una mobilitazione generale di tutte le organizzazioni sociali della Campania , e di tutte le persone per bene, che nei venti di vita della nostra Associazione hanno imparato a conoscerci, a conoscere la nostra onestà, l'abnegazione con cui decine e decine volontari si impegnano tutti i giorni a favore di amici meno fortunati, e lo fanno non solo mettendo a disposizione il proprio tempo , la propria professionalità e le proprie competenze , ma spesso, anche proprie risorse economiche.
Chiedo a tutti voi di chiedere ad amici, e conoscenti di far giungere al Comune di Castel Volturno, decine di fax o di email o telegrammi , di protesta e contemporanea stima nei confronti della Masslo e delle altre organizzazioni di volontariato impegnate sul territorio di Castel Volturno.
Qui sotto trovate la citazione delle parole del Sindaco così come pubblicate fra virgolette:
" La colpa è della Chiesa e delle associazioni dio volontariato se Castel Volturno si trova in questa situazione. Sono loro che attirano su qusto territorio prostitute, spacciatori e criminali di ogni risma. Su questa umanità disperata ci sono molti interessi. Ci campano un pò tutti, perchè sono bravi a sfruttare i soldi pubblici. Vedi ad esempio l'associaizone " Jerry Masslo" che sulla disgrazia di un poveraccio ucciso in una rapina ha fatto le proprie fortune. E poi c'è il centro di prima accoglienza della Caritas che fa danni enormi, insieme ai padri comboniani" la soluzione per Scalzone " è semplicissima : se si tagliano i fondia queste associaizoni, non ci saranno più immigrati sul nostro territorio.Anzi , magari ci dovrebbe mettere m,ano la guardia di finanza su questi bilanci".

Vi invito ad inviare fax al sindaco di protesta e contemporaneamente di stima nei confronti delle associazioni di volontariato impegnate sul territorio di castelvolturno. Fate circolare la notizia per far cadere una pioggia di fax sulla testa del sindaco.
saluti antonio bonato
missionario comboniano».

Far circolare questo testo per il fax da inviare al sindaco (Pioggia di fax per il comune):
Testo proposto
Al Signor Sindaco
Comune Castelvolturno
Dott. Antonio Scalzone
Fax 0823764639

“Io sottoscritto (identificazione)….. esprimo il mio dissenso rispetto alle affermazioni del Sindaco del Comune di Castel Volturno in merito alla commemorazione della strage di S. Gennaro ed al ruolo che le associazioni di Volontariato e rappresentanti della Chiesa svolgono sul territorio a sostegno degli immigrati”.

Il progetto Primo Marzo non si ferma

mercoledì 15 settembre 2010

La conferma dei valori fondamentali espressi nel manifesto fondativo, la decisione di costituirsi in associazione, un nuovo coordinamento. L'assemblea nazionale (che si è tenuta a Bologna il 13 settembre e alla quale hanno preso parte 22 comitati territoriali e il coordinamento nazionale dimissionario) ha confermato i principi cardine del progetto Primo Marzo e definito i prossimi obiettivi e le prossime iniziative.

All'ordine del giorno erano: 1) la struttura organizzativa; 2) il rinnovamento del coordinamento nazionale; 3) la definizione dei prossimi obiettivi e delle prossime iniziative.
E' stata evidenziata la necessità di strutturarsi, seppur nel modo più leggero possibile e garantendo la massima autonomia ai comitati territoriali.
E' stata scelta la forma di associazione riconosciuta per assicurare al Primo Marzo un'identità più definita e autonoma e agevolare un dialogo lineare con altri soggetti e istituzioni. La forma associativa (che implica l'adozione di uno statuto) consente infatti di stabilire in modo netto i criteri e i principi inderogabili del progetto, i valori che lo caratterizzano e che non possono essere elusi, a partire dal carattere meticcio che il Primo Marzo ha rivendicato sin dalla sua nascita e intende mantenere. Nel manifesto fondativo del Primo Marzo si legge infatti: Siamo immigrati, seconde generazioni e italiani accomunati dal rifiuto del razzismo, dell'intolleranza e della chiusura che caratterizzano il presente italiano.
Principi inderogabili sono anche la non violenza, l'apartiticità, la laicità, la trasversalità e la consapevolezza che la battaglia in difesa dei diritti dei migranti non può essere scissa da quella per i diritti in generale (e viceversa). Il razzismo e la xenofobia dilaganti, infatti, non sono mali circoscritti ma si inseriscono in un processo molto più generale e insidioso che mira a tagliar fuori dalla vita pubblica interi segmenti di popolazione (i migranti, i poveri, i non allineati...) e a distrarre dalle vere emergenze di questa nostra epoca.
La partecipazione alle iniziative del Primo Marzo potrà avvenire secondo due diverse modalità: l'adesione all'associazione, che implica l'accettazione e la condivisione dei valori portanti; l'adesione alle singole iniziative.
Nella sua battaglia in difesa dei diritti umani universali e fondamentali e contro le politiche di esclusione, il Primo Marzo si richiama, in primo luogo, a leggi e convenzioni già esistenti, ma troppo spesso (e con grande disinvoltura) ignorate: pensiamo ai principi fondamentali della Costituzione e alla convenzione di Ginevra (cfr l'articolo 13 della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani del 1948: "Ogni individuo ha diritto alla libertà di movimento e di residenza entro i confini di ogni Stato. Ogni individuo ha diritto di lasciare qualsiasi paese, incluso il proprio, e di ritornare nel proprio paese") .
In quest'ottica, l'assemblea nazionale del Primo Marzo considera fondamentale l'impegno verso il raggiungimento della cittadinanza piena per chi nasce, cresce, vive e lavora sul territorio italiano. Questo implica anche il passaggio dal criterio dello ius sanguinis a quello dello ius soli. La campagna per la cittadinanza piena si intreccia inevitabilmente con altre iniziative legislative: il riconoscimento del diritto di voto amministrativo agli immigrati, la realizzazione delle pari opportunità, il rifiuto di leggi speciali (cfr. l’articolo 3 della Costituzione italiana: “Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali. E’ compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese”).
Un altro tema centrale indicato dall'assemblea è la campagna (informativa ma non solo) intorno ai Centri di Identificazione ed Espulsione, rispetto ai quali l’opinione pubblica ha troppo spesso idee vaghe e imprecise. I CIE - tutti dovrebbero saperlo - sono lager inaccettabili dal punto di vista etico ma anche strutture del tutto inefficaci rispetto ai loro scopi dichiarati, costosissime e ove si opera e si agisce quotidianamente in violazione di leggi europee ed italiane e dei diritti umani (cfr. l’articolo 6 della Convenzione Europea sui Diritti dell’Uomo che dice che tutti gli esseri umani - dunque anche i migranti irregolari - hanno diritto ad un processo equo, alla presunzione di innocenza fino ad una condanna penale e ad un ricorso effettivo).


Tra gli obiettivi prossimi va ovviamente annoverata anche la preparazione e l'organizzazione del Primo Marzo 2011- Seconda edizione della Giornata senza di noi.

A Bologna, infine, è stato allargato e rinnovato il coordinamento nazionale, l'organismo incaricato cioè di coordinare l'azione dei singoli comitati. Ne fanno parte Cecile Kashetu Kyenge, Teodora Lara Rivadeneira, Omar Laurino, Stefania Ragusa, Ilaria Sesana, Francesca Terzoni, Seble Woldeghiorghis. Cecile Kashetu Kyenge è stata votata come coordinatrice/portavoce.

Le buone pratiche esistono anche al Sud

lunedì 12 luglio 2010

Articolo di Stefano Galieni tratto da Liberazione del 6 luglio 2010

Nardò, Comune di circa 33.000 abitanti, sorge in una delle zone più belle del Salento. Terra di turismo ma anche di agricoltura: da qui ogni anno partono tonnellate di angurie dirette verso i mercati della Germania e della Francia. Il lavoro di raccolta è duro, si formano squadre di almeno 6 persone, che contrattano col proprietario terriero il prezzo della raccolta in base agli ettari, prima ci si sbriga e più si guadagna, si può arrivare a guadagnare anche 100 euro al giorno, ma alla sera ci si ritrova con la schiena distrutta. Allora una doccia, un posto confortevole in cui cucinare, mangiare e dormire, servizi igienici e tranquillità diventano fondamentali. «Negli anni passati – racconta l’assessore all’agricoltura Carlo Falangone, socialista rimasto tale, come ci tiene a dire – i lavoratori, immigrati ormai abituati a fare la stagione da noi, dormivano in ruderi abbandonati, senza servizi e finendo anche nella rete del caporalato, che sottraeva salario. Quest’anno stiamo provando a fare qualcosa di diverso». Usufruendo della legge regionale pugliese per l’emersione dal lavoro nero, a Nardò è stato possibile presentare un progetto per la ristrutturazione di una masserizia. L’immobile non permetteva di ospitare i circa 400 lavoratori che si aggregano con la stagione calda, per questo la masserizia è divenuta la struttura per offrire i servizi essenziali mentre intorno è stata allestita, con l’intervento della Provincia di Lecce, una tendopoli. «Per ora ospitiamo circa 200 lavoratori – racconta Gianluca Nigro – coordinatore del progetto- ma in tempi brevi dovrebbero raddoppiare. Nell’immobile c’è uno spazio sanitario, con un medico della Asl presente tutti i giorni feriali dalle 17 alle 20, bagni chimici, docce, sportelli di consulenza legale, di informazione per l’accesso ai servizi e di tutte quelle che sono le pratiche che possono riguardare la vita dei lavoratori». Si è insomma innescato un meccanismo positivo di intervento sperimentale che ha visto coinvolti numerosi soggetti: le istituzioni (Provincia, Comune, Prefettura, sindacati e organizzazioni datoriali) l’associazione “Finis Terrae” (del territorio), e i volontari delle Brigate di solidarietà (protagonisti mai abbastanza valorizzati dell’intervento di solidarietà all’Aquila nelle ore immediatamente successive al terremoto). Numerosi gli aspetti che aprono anche a prospettive future:«Non solo migliorano le condizioni di vita dei braccianti ma – ricorda Falangone – sentendo la presa di responsabilità delle istituzioni, i proprietari terrieri, si sono dimostrati più disponibili a ingaggiare i lavoratori». L’ingaggio è la messa in regola, è la garanzia di previdenza sociale e di assistenza sanitaria, è la possibilità di poter avere maggior potere contrattuale nel momento in cui si tratta per poter avere un giusto compenso, un conquista che lo scorso anno era ad appannaggio di poche decine di “fortunati” e che già si è quantitativamente almeno triplicata. E’ insomma un passo avanti nella dignità del lavoro, insufficiente ancora rispetto ai lacci e lacciuoli posti tanto dalla Bossi Fini quanto dalla mancata ratifica del governo della direttiva europea per l’emersione dal lavoro nero, ma va verso un progetto capace di coniugare dignità e accoglienza. Il progetto andrà avanti almeno fino al 31 di agosto, fino a quei giorni ci sarà bisogno di volontari delle Brigate di solidarietà, ma già si propone di proseguire. Il nucleo storico dei braccianti è composto da cittadini tunisini che da tanti anni vivono in Italia, negli anni si vanno aggiungendo molti provenienti dall’Africa Sub sahariana, richiedenti asilo e rifugiati che cercano di guadagnarsi da vivere dopo mesi di parcheggio nei centri di accoglienza e, è questo il fenomeno nuovo, numerosi lavoratori provenienti dalle fabbriche in crisi del nord. Persone che dopo aver perso il lavoro pagando per primi la crisi rischiano di ricadere in condizioni di irregolarità amministrativa e quindi di essere espulsi. Il campo di Nardò non è il paradiso, ma non somiglia per nulla ai tanti tuguri in cui sono costretti in migliaia in tutto il meridione, in aggregazioni le cui condizioni sono state definite dall’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati e da Medici Senza Frontiere, simili o peggiori di quelle che si riscontrano nei campi profughi in prossimità di luoghi di guerra. Molti di coloro che oggi sono a Nardò fanno parte di quella catena ormai stabile composta da migliaia di persone che attraversano il meridione di raccolta in raccolta, fra Puglia Basilicata, Calabria e Campania. A Nardò hanno i documenti, ma molti, negli altri luoghi di raccolta e di sfruttamento, ne sono sprovvisti, con costoro intervenire è più difficile ma va fatto. Infatti, soprattutto fra i ragazzi delle Brigate sta prendendo corpo l’idea di mettersi in correlazione con i tanti e le tante che lavorano, spesso in emergenza assoluta nei luoghi a più alta conflittualità : da Rosarno – sono proprio oggi passati sei mesi dall’innesco della rivolta che ha evidenziato una situazione insostenibile – a Castelvolturno, a Palazzo S. Gervasio, a S. Nicola Varco, ai paesini della “Capitanata”. L’ipotesi di lavoro è quella di andare ad intrecciare esigenze, esperienze, problematiche e competenze, il sogno ambizioso quello di dar corpo e vita autonoma ad una ipotesi di vertenzialità mutualistica comune che interrompa la catena dello sfruttamento neoschiavista e in cui sarà decisiva la capacità di auto organizzazione dei lavoratori. Ci vorrà tempo, impegno e capacità di costruire lavoro di coalizione fra movimenti che spesso hanno agito solo nel proprio ambito locale, è un lavoro non solo possibile ma necessario.

Sugli eritrei detenuti in Libia non deve calare il silenzio

giovedì 8 luglio 2010

E il Governo italiano non può sottrarsi alle proprie responsabilità

L'accordo “di liberazione e residenza in cambio di lavoro” negoziato dal governo italiano in queste ultime ore è inaccettabile e ha il sapore della beffa. I cittadini eritrei detenuti ingiustamente e in condizioni disumane nel carcere libico di Brak non chiedono, infatti, un'occupazione in Libia ma di veder riconosciuto lo status di rifugiati al quale hanno diritto e di essere accolti in un Paese democratico.

Il Movimento Primo Marzo
chiede
alla diplomazia internazionale di attivarsi affinché: - venga riconosciuto lo status di rifugiato alle 250 persone deportate nel carcere di Brak e sia trovata per loro una sistemazione degna e sicura in Paesi che abbiano sottoscritto la Convenzione di Ginevra; - sia rispettato l'anonimato di queste persone, così da non mettere a repentaglio la vita dei loro parenti e amici rimasti in Eritrea; - cessino immediatamente i respingimenti in mare da parte dell'Italia e il governo italiano risponda del proprio operato al riguardo, avendo agito in totale violazione dei fondamentali diritti umani e delle norme comunitarie in materia di protezione internazionale;
ricorda
:
che l'Eritrea è sottoposta una delle più brutali e oppressive dittature contemporanee e che lasciare il Paese rappresenta per molti eritrei l'unica possibilità di salvezza;
che almeno 11 tra le 250 persone deportate a Brak sono state respinte in mare lo scorso 1° luglio da una nave italiana senza che nessun accertamento venisse fatto sulla loro condizione o fosse presa in considerazione la loro richiesta di asilo politico;
esorta
i comitati locali a mobilitarsi per promuovere iniziative di solidarietà e sensibilizzazione e sostenere quelle che si stanno svolgendo in tutta Italia, e invita le associazioni e le singole persone impegnate nella difesa dei diritti umani e nella costruzione della giustizia sociale a fare altrettanto.

Domani, venerdì 9 luglio, ci saranno presidi davanti alle prefetture in diverse città italiane. Queste iniziative coincidono con la Giornata del Silenzio indetta dalla stampa italiana e dalla società civile per protestare contro la legge bavaglio.
Primo Marzo si unisce alla protesta e rileva che oggi più che mai è indispensabile in Italia una stampa libera dalle censure ma, anche, dal conformismo e dall'opportunismo, dalla superficialità e dall'indifferenza. Da questi vizi nasce infatti l'assordante silenzio che, con poche eccezioni, ha finora accompagnato le vicende eritree sui media italiani.

L'unica cosa giusta

mercoledì 7 luglio 2010

Il governo italiano dice che si sta operando per identificare i cittadini eritrei detenuti nel campo di Braq. Il ministro dell'Interno Roberto Maroni e quello degli Esteri Franco Frattini hanno scritto ieri sul Foglio che stanno facendo di tutto per identificare i rifugiati eritrei i quali, timorosi di farsi identificare, rendono impossibile la definizione del loro status. Noi diciamo a Maroni e Frattini : abbiamo quei nomi. Abbiamo la lista di tutti e 205 i ragazzi spediti in fondo al Sahara, inclusi gli 11 che il 1° luglio del 2009 sono stati respinti in mare da una nave militare italiana e condannati così all'inferno in cui oggi si trovano.
Abbiamo i nomi di tutti loro, uno per uno, ma non li pubblichiamo, perché metteremmo a rischio la loro incolumità. E' proprio per non farsi identificare dal governo eritreo, che sicuramente si rivarrebbe sulle loro famiglie, che i ragazzi di Misratah si sono rifiutati di firmare i moduli in tigrino e sono stati portati come bestie nel lager di Braq.
Se il governo ritiene che senza i nomi non si può definire il loro status, noi siamo pronti a dargli la lista. Ma lo status di quei ragazzi è chiaro: sono eritrei in fuga da una dittatura brutale. Sono richiedenti asilo, che in Italia e in Europa otterrebbero automaticamente la protezione internazionale. Noi siamo pronti a dare la lista al governo, se ce la chiederà. E dovrebbe chiedercela se è vero che si sta sforzando di identificare i ragazzi. Ma il governo da parte sua non può girarsi dall'altra parte. Non li può lasciare in Libia. Perché la Libia non ha firmato la convenzione di Ginevra e non riconosce il diritto d'asilo. E perché se gli eritrei oggi sono a Braq è anche responsabilità dell'Italia, che li ha resppinti in mare senza averli prima identificati e aver capito se sono richiedenti asilo.
Noi siamo pronti a dare i nomi al governo. Ma il governo deve essere pronto a fare l'unica cosa giusta da fare ora: andre a prendere i 205 ragazzi eritrei in fondo all'inferno e portarli in Italia.

di Stefano Liberti (pubblicato oggi dal Manifesto)

Un Paese civile non commette crimini contro l'umanità

sabato 3 luglio 2010

Un appello disperato è arrivato dalla Libia. Quello di 245 profughi eritrei detenuti nel carcere di Misurata che avevano rifiutato di fornire le proprie generalità per timore di essere rimpatriati con la forza ad Asmara. Il loro rifiuto ha scatenato la violenza della polizia libica: sono stati deportati con container in un altro carcere, nel bel mezzo del Sahara. Il rischio di una deportazione di massa è altissimo.
Tra loro ci sono anche una parte degli eritrei respinti dalla marina militare italiana nell’estate 2009. Se fossero arrivati in Italia, probabilmente, avrebbero avuto la protezione umanitaria.
Tutto ciò deve essere fermato, l’Italia deve interrompere i respingimenti in mare. Per questo motivo “Primo marzo – Una giornata senza di noi” raccoglie l’appello di Fortress Europe e Come un uomo sulla terra.
Invitiamo tutti i simpatizzanti e sostenitori di Primo marzo a scrivere immediatamente al presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, per chiedergli di fermare le violenze e le deportazioni in Libia. Per farlo, cliccate qui e mettete come oggetto: L'Italia deve fermare le violenze e le deportazioni in Libia.

Di nuovo tutti in giallo, a Milano, questo sabato pomeriggio

sabato 5 giugno 2010

Sabato 5 giugno a Milano
In piazza contro la “sanatoria truffa”

Per il prolungamento della durata del permesso di soggiorno per chi ha perso il lavoro.
Per la concessione del permesso di soggiorno a coloro che hanno fatto domanda di emersione nella sanatoria 2009, a prescindere dal fatto che abbiano ricevuto o meno precedenti fogli di via per essere stati fermati e trovati senza permesso di soggiorno.
Per la concessione del permesso di soggiorno a chi è costretto a lavorare in nero.
Per l’abolizione del reato di clandestinità.

Con queste richieste il Primo Marzo, insieme e in sostegno al Comitato nazionale Immigrati, organizza una manifestazione di protesta contro la “sanatoria truffa”: in nessun altro modo infatti può essere definita una sanatoria che, in corso d’opera e a sorpresa, cambia le regole ed esclude una gran parte dei richiedenti e, precisamente, i lavoratori immigrati a cui è stato comminato più di un foglio di via.

Tutto questo ha il sapore di una storia di legalità punita .

L’appuntamento è per sabato 5 giugno a Milano. Ritrovo in piazza Cordusio alle ore 15.

Oltre che a Milano, il Primo Marzo manifesterà a Trieste, a Massa Carrara e nelle altre città italiane nelle quali si sono verificati i casi di rigetto della domanda di permesso di soggiorno.

Con l’ultima “sanatoria per colf e badanti” del 2009, infatti, poteva uscire dall’illegalità chi, senza permesso di soggiorno, lavorava nelle nostre case o assisteva i nostri anziani, discriminando e lasciando costretti allo sfruttamento e alla clandestinità i dipendenti dell’industria, dell’agricoltura e di ogni altro settore.
Di fronte all'apertura di un percorso di legalità, centinaia di migliaia di lavoratori stranieri e datori di lavoro italiani sono “emersi”, riempiendo moduli e dichiarazioni con le proprie generalità e pagando quanto dovuto (nelle casse dello Stato sono entrati 154 milioni di euro).
Nel marzo del 2010, però, è stata diramata una “circolare interpretativa” del Capo della Polizia: è vero, vi si è sostenuto, che la sanatoria regolarizza i clandestini, purché però gli interessati non siano “troppo” clandestini; via libera, quindi, alla regolarizzazione di coloro che hanno ricevuto un solo foglio di via; niente da fare invece per coloro che di decreti di espulsione ne hanno ricevuto più di uno.
Anche se sono emersi, anche se quanto dovuto è stato pagato, anche se hanno un lavoro, una casa, una identità: la disobbedienza all'ordine di espulsione ripetuta più volte (considerata reato penale dalla legge Bossi-Fini) equivarrebbe, come gravità, a reati che la legge prevede come ostativi alla regolarizzazione quali, ad esempio, l’espulsione per gravi ragioni di ordine pubblico e sicurezza, truffa, fabbricazione di esplosivi, furto aggravato, lesione personale etc.
Chi è rimasto a vivere nel nostro Paese senza un documento di soggiorno viene oggi messo sullo stesso piano di consumati criminali.
Lo scopo della norma era proprio quella di regolarizzare chi era rimasto senza documenti di soggiorno. Oggi, dunque, lo Stato smentisce se stesso: prima invita le persone ad autodenunciarsi e a versare tasse, con la promessa di legalità, poi cambia in corsa le regole e le espelle.

Noi - Loro = 0 Noi + Loro = Noi

sabato 22 maggio 2010

RECUPERIAMO IL SENSO DELLA STORIA E SMETTIAMO DI AVERE IL VUOTO DI MEMORIA

Come furono possibili il fascismo e il nazismo? Come iniziarono, quali furono i passaggi, e come fu possibile per la maggioranza delle persone seguire un percorso che a settanta/ottant’anni di distanza sembra totalmente assurdo?
Queste domande ci impegnano fare una seria riflessione su la storia che si ripete e soprattutto a cercare di recuperare il senso della storia.
Il senso della storia si recupera quando smettiamo di avere il vuoto di memoria.
La stessa risposta darebbero i vecchi partigiani.
Il fascismo fu possibile per piccoli passi di degrado che a poco a poco andarono a sostituire un senso comune e costruirono un quadro complessivo di “normalità” in cui furono gradatamente considerati leciti, corretti, tollerabili e, anzi, giustificati, il razzismo, la persecuzione, lo sterminio. Tutto questo fu possibile sotto gli occhi di tutti, quegli occhi che, come diceva Bertolt Brecht, si sono ripetutamente voltati, perché “tanto quello che accade non riguarda me”. Alla fine vennero a prendere non solo gli handicappati (non ci riguarda…), gli ebrei (non ci riguarda…), gli omosessuali (non ci riguarda…), i comunisti (non ci riguarda…), ma tutti quanti. Vennero a prendere la libertà di tutti e tutti si trovarono a vivere nell’orrore, in una società degradata fino a poterne avere vergogna per numerose generazioni a seguire.
Ebbene, che cosa stiamo vivendo ora? Non stiamo per caso, ancora una volta chiudendo gli occhi (tanto non mi riguarda…) di fronte alla tragedia quotidiana? Non stiamo per caso voltando la testa dall’altra parte? Non stiamo per caso raccontandoci una realtà di comodo che nasconde le contraddizioni intollerabili del nostro tempo? Chi sono i migranti, gli stranieri, se non la “categoria” che più sta impattando nell’inizio della degradazione della società in cui viviamo?
Moni Ovadia anni fa metteva in guardia dall’adozione di un atteggiamento superficiale verso le parole. Le parole non sono neutre. Se io sostituisco alla parola straniero o migrante la parola clandestino e se alla parola clandestino insistentemente attribuisco un significato negativo, quello di criminale, a poco a poco alimento il pre-giudizio. Se mi acquieto in visioni deliranti, volutamente strumentali, che vogliono gli italiani “brava gente” e che cercano il virus, l’agente inquinante (il capro espiatorio) in qualcuno o qualcosa al di fuori di “noi”, finisco col trovare un “altro”, un tempo l’ebreo, ora lo straniero (ma quello povero, si intende) a cui addossare colpe e nefandezze. Tutti ne avremo paura, con il conforto di un senso comune sempre più razzista. Se accetto il termine respingimento come azione legale, perfettamente lecita, di pulizia, salvaguardia, “legittima difesa”, dimenticando che la nostra Costituzione e la Carta dei Diritti dell’Umanità prevedono che si debba accogliere chi proviene da altri Paesi e verificare il suo stato di bisogno per accertare in primo luogo, se possa /debba offrirgli asilo, io muovo un passo verso una società razzista. Se io accetto che il mio Parlamento emani leggi razziste (e le ultime lo sono) e poi rifuggo alla responsabilità di ammetterlo, sono complice di una tragedia la cui portata potrebbero correre il rischio di misurare soltanto i nostri nipoti. Dobbiamo smettere con l’ipocrisia e ammettere che la maggioranza degli italiani permette che l’Italia abbia leggi razziali. E' vero che queste leggi toccano gli altri (loro) e di conseguenza la maggioranza degli italiani si gira dall'altra parte.
Non ci si rende conto, ad esempio, che la storia insegna che quegli altri (Loro)
contribuirono alla Resistenza e di conseguenza alla Liberazione, che festeggiamo ogni anno. Tanti soldati di paesi extracomunitari morirono in Italia, sotto il comando dei colonizzatori, per la libertà di Italia. Le cose che succedono in Italia in questi tempi rendono vano questo immenso sacrificio umano. A tal punto che ci si chiede: quali sono i valori (non monetari) per cui si vive in Italia?
Ottant’anni fa non furono i nazisti soltanto a precipitarci nell’orrore. Siamo gli stessi italiani di allora o avremo la capacità di aprire gli occhi su quello che sta accadendo? Dovremo rispondere alle generazioni future di come fosse possibile che i lager funzionassero oltre i confini dei campi arati o sapremo ammettere che i Centri di raccolta dei “clandestini” (ovvero quelli che diventano criminali per decreto dello Stato) sono (anche quello a pochi chilometri da noi, a Bologna), buchi neri in cui nessuno può entrare (nemmeno Amnesty International) e dove si calpestano quotidianamente i diritti più elementari? La Storia è ad un’ennesima svolta cruciale. Siamo tutti a bordo e tutti dobbiamo decidere la rotta. Nessuno si tiri fuori, specie chi ha il privilegio di rappresentarci nelle Istituzioni (locali e centrali).
Teniamo gli occhi ben aperti su quello che accade.
Perché ci riguarda.

(Marina e Wale, Comitato Primo Marzo Imola, 5 maggio 2010)

Etica minima

venerdì 7 maggio 2010

Un'altra iniziativa messa in atto dal Comitato Primo Marzo di Trieste contro la sanatoria truffa: stata preso un accordo con il quotidiano "Il piccolo" per publicare quattro articoli scritti da intellettuali locali (tra quelli che hanno firmato l'appello) a lo scopo di sensibilizzare la città sull'argomento.

ETICA MINIMA. SOGGETTO SENEGALESE (E COMUNQUE AFRICANO)

di Pier Aldo Rovatti

Il lavoro e l’immigrazione sono le due questioni in grado di far saltare il tavolo della società italiana. Quando poi si intrecciano, come accade ogni giorno e a ogni latitudine del nostro Paese, la miscela risulta esplosiva, pensiamo solo ai fatti di Rosarno.
È una miscela diabolica poiché vi si riversano tutti i veleni della cosiddetta anomalia italiana: la corruzione che inquina e talora raddoppia le istituzioni, il cinismo pubblico e privato, il razzismo spesso esplicito nella sua violenza, la furbizia dei potenti e di tutti i loro imitatori, un’idea perversa di italianità usata come bandiera ma che poi si riduce nei fatti a un desolante egoismo individuale.
Trieste è una città bellissima che non cambierei con nessun’altra, ma Trieste - a volte e non per caso - è anche il laboratorio dove alcuni aspetti della miscela che ho detto fanno le loro prove, attribuendo talora a questa città un ruolo poco invidiabile di avamposto. Mi riferisco alla cronaca di ciò che sta accadendo in fatto di ”emersione” del lavoro sommerso dei soggetti che chiamiamo ”badanti” o ”colf”.
Soggetti a cui la "sanatoria" ministeriale del settembre scorso dava appunto la possibilità di emergere regolarizzando la loro condizione di illegalità. Quello che è successo, e che sta succedendo da allora, ha assunto contorni inquietanti, una specie di beffardo imbroglio che si è trasformato in un subdolo meccanismo di espulsione per molti lavoratori immigrati che hanno creduto nella sanatoria e vi si sono affidati, in tal modo autodenunciandosi all'ufficio stranieri della questura.
Il Piccolo ha avuto il merito di fornire ai suoi lettori adeguate informazioni su tale beffa che testimonia clamorosamente il degrado dell'etica pubblica oggi in Italia: dagli articoli di denuncia di Paolo Rumiz (figlio di emigrante, come si firma, e parte in causa come datore di lavoro di un irregolare), all'appello di molte personalità del mondo culturale, alla nascita del movimento cittadino "primo marzo", al racconto dettagliato di alcuni tra i casi che si stanno verificando in questo periodo con il loro corredo di sottili violenze e patenti illegalità. Punte di un iceberg perché ce ne sarebbero tante altre di
storie da raccontare e denunciare, calvari personali allucinanti che si moltiplicano quasi ogni giorno.
Mi limito solo a ricordare che la sanatoria ministeriale, con l'intento apparentemente assai virtuoso di favorire l'emersione e la regolarizzazione, assicurava che «nelle more della definizione del procedimento lo straniero non può essere espulso», a meno che non si fosse macchiato di delitti pesanti (quelli che prevedono per la loro gravità una pena detentiva non inferiore ai cinque anni). Questa assicurazione è risultata illusoria nel momento in cui si è trattato di esaminare le domande di regolarizzazione (calcolate in 300mila sul territorio nazionale), ed è successo che lavoratori in buona fede, provvisti di contratto di lavoro, dopo aver pagato una cifra non così piccola (500 euro di multa più tutti i contributi previdenziali nel frattempo maturati), si sono visti equiparare a delinquenti comuni, respingere le loro domande, annullare ogni garanzia di diritto, avviare all'espulsione ed essere di fatto espulsi dal nostro paese. A loro carico, il semplice fatto di non avere ottemperato a un pregresso provvedimento di espulsione.
Ho parlato di un fenomeno vistoso e grave, di degrado dell'etica pubblica. Molti elementi concorrono a disegnarne il profilo: in primo luogo, la non certezza del diritto, un diritto prima affermato nel testo di legge e poi disatteso nelle pratiche locali, corretto in modo discutibile da una tardiva circolare, anzi alternativamente sostenuto e negato nelle
indicazioni ufficiali. Come se l'istituzione fosse un corpo molle che una volta dice e una volta disdice, affidandosi a una pluralità di canali e creando una sorta di cortina nebbiosa che permette ampi margini di manovra repressiva. Non sempre la scorrettezza delle procedure (per esempio, il modo improprio di comunicare l'eventuale respingimento della domanda di regolarizzazione, procedendo senza garanzie all'espulsione) ha permesso ai giudici di pace e alla magistratura di interporre effettivamente la tutela del diritto (e là dove ciò ha potuto accadere le sentenze sono state in genere favorevoli al lavoratore).
Questa "incertezza" del diritto, che ha tutta l'aria di essere stata costruita ad arte, come una forma duttile di repressione, va a braccetto con una diffusa cultura della "discriminazione" che ha dato il cambio all'apparente benevolenza della sanatoria del 2009, e che ora si palesa apertamente nelle varie note di servizio in una delle quali si può leggere, come identificazione del lavoratore lì in questione: «Senegalese (e comunque africano)».
D'altronde, la cultura della discriminazione in cui noi, oggi, siamo sommersi e dalla quale non riusciamo a emergere, era sotto gli occhi fin dalla stessa sanatoria governativa che isolava da tutti gli altri un gruppo di lavoratori stranieri da regolarizzare (le o i "badanti", appunto) con la motivazione dell'utilità sociale delle loro prestazioni. Sociale, ma anche personale - veniva da pensare -, considerando la presenza di queste figure assistenziali, certo nelle case di moltissimi italiani, ma presumibilmente anche nelle stesse di chi si preoccupava di varare il provvedimento.